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Mario Delpini

Arcivescovo Delpini

Sui passi di Delpini, il Vescovo col sorriso

L’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini ha fatto il suo ingresso nella diocesi domenica 24 settembre 2017, vigilia della Solennità di Sant’Anatalo e di tutti i Santi Vescovi Milanesi. Da quel momento  sarà a tutti gli effetti il nuovo arcivescovo e terminerà il mandato di amministratore apostolico del card. Angelo Scola.

Intanto “don Mario” (come molti, ancora, lo chiamano) si è già fatto conoscere per la sua ironia e per l’abitudine ad esprimersi con aneddoti e frasi sintetiche e ad effetto. Lo stile è spigliato e amichevole. Un vescovo con il sorriso, sulla scia di Papa Francesco, destinato a farsi amare.

In un’intervista a Radio Vaticana mons. Delpini ha  espresso la sua visione su varie questioni. Emerge un progetto lucido e la consapevolezza profonda del suo servizio per la Chiesa di Milano.

Mons. Delpini dimostra di conoscere i milanesi e sa che è importante che la Chiesa si adoperi in via prioritaria sul recupero del riferimento a Dio. Dice: “Mi pare che l’esito di questo indebolirsi del riferimento a Dio sia lo smarrimento riguardo alla speranza e la perdita di stima di sé, non sentirsi vivi per uno scopo, per una vocazione, per una missione.”

Come vescovo di una metropoli pensa sia importante “l’impegno per creare un tessuto di buon vicinato, che tutta la gente di un territorio impari a conoscersi, ad avere un sentimento solidale, vincendo l’anonimato e la solitudine”. 

A proposito dell‘immigrazione, una questione che tocca il cuore della diocesi milanese dice: “A Milano gli immigrati ci sono da decenni, lavorano, sono una presenza necessaria in alcuni settori, credo che non potremmo fare a meno di loro. …Mi pare che percorsi di integrazione significativi sono stati avviati e sono in atto. Il tema dei profughi è un problema diverso che effettivamente forse deve essere ripreso daccapo. Bisognerebbe proprio trovare un altro modo di affrontare la questione rispetto a quella che si sta attuando adesso, senza l’animosità e le paure che, del resto, pure sono inevitabili. Bisogna trovare una modalità più pacata e anche delle soluzioni più persuasive”.